Più ignoranza per tutte

Viviamo in un mondo e in un’economia che ritengono lo scopo principale da ricercare quello della “crescita”. Ce lo sentiamo ripetere ogni giorno ai telegiornali e non solo. Non importa se la Terra è un qualcosa di finito e non infinito (pertanto, non si potrà crescere oltre le risorse che la Natura ci ha assegnato): bisogna crescere e ancora crescere. Anche quando la crescita vada a discapito dello sviluppo, inteso sostanzialmente come miglioramento della vita. Se tutto deve crescere, anche la popolazione mondiale è bene cresca, nonostante oggi abitino il nostro Pianeta 7 miliardi di persone, ossia circa 4 volte la popolazione del 1900 (click qui). L’Italia, invece, è fanalino di coda per quel che riguarda il cosiddetto tasso di natalità. Si stima, infatti, che ogni coppia abbia 1,32 figli. Molti di voi potrebbero malauguratamente pensare a una serie di motivi che rendono il nostro uno dei Paesi meno fecondi al mondo. Ad esempio, la scarsa speranza o ancora il precariato lancinante che colpisce buona parte dei trentenni italiani. Vi sbagliate, cari amici! Il problema è uno: le nostre ragazze studiano troppo. Perché si possa tornare ad essere un Bel Paese, pieno di bimbe e bimbi (non importa che siano poveri, l’importante è che ci siano) bisogna togliere i libri alle donne e lasciarle crogiolare nell’ignoranza. Questa vergognosa ideona non è del primo pazzo che ho trovato per la strada, bensì di Camillo Langone, un “pensatore” di destra. La sua teoria è stata pubblicata niente poco di meno che da “Libero” (click qui), il quotidiano di Belpietro il 30 novembre 2011. Il nostro elogia il ministro conservatore inglese David Willets, che ha avuto “il coraggio di far notare che «più istruzione superiore femminile» si traduce in «meno famiglie e meno figli». Il vero fattore fertilizzante – continua l’indomito Langone – è, quindi, la bassa scolarizzazione e se vogliamo riaprire qualche reparto maternità bisognerà risolversi a chiudere qualche facoltà. Il Langone, che si vanta definendosi “un sincero xenofobo”, soffre per il basso tasso di natalità e si preoccupa: e se al posto di una giungla di piccoli italiani ci trovassimo in futuro sempre più temibili immigrati? “mi capita sempre più spesso di trovarmi completamente circondato da stranieri (alla stazione di Brescia, in viale IV Novembre a Reggio Emilia, sui regionali notturni in partenza da Bologna...) e mi sembra di vivere un incubo”. Ci auguriamo che, per risvegliarsi da quest’incubo, nessuno sogni di emulare il pazzo di Firenze che ha ammazzato tre uomini a Firenze, colpevoli solo di essere senegalesi. 

Beppe Capozzolo

[Per commenti all'articolo: tasso@fisac.net]

Beppe Capozzolo
Autore di questo articolo,
è il responsabile per la
FISAC Intesa-SanPaolo
dell'Area Torino e Provincia
dei colleghi neo-assunti,
degli apprendisti, dei contratti di inserimento e a tempo determinato.
giuseppe.capozzolo@intesasanpaolo.com

 

Tasso - ver.3.0 n.11 - dicembre 2011 - FISAC/CGIL ISP Liguria Piemonte Val d'Aosta - archivio - credits